Dopo la scarcerazione di Brusca, parte l’assalto alla legge sui pentiti

La scarcerazione di Giovanni Brusca ha naturalmente destato grandi polemiche nell’opinione pubblica italiana. Il mafioso associato alla strage di Capaci e ad altri efferati crimini è in queste ore al centro del vero e proprio assalto di alcune forze politiche alla legge sui pentiti. Ovvero a quella speciale legislazione che fu congegnata proprio dalla vittima più illustre di Brusca, Giovanni Falcone. Una legge che è stata da sempre considerata il vero e proprio fulcro per una lotta efficace contro le organizzazioni criminali.
In particolare è il centrodestra a portare avanti la crociata, ad opera di Matteo Salvini, spalleggiato da Mara Carfagna, Nello Musumeci e Licia Ronzulli.
Il leader della Lega, che pure è stato Ministro dell’Interno nel primo governo guidato da Giuseppe Conte e appoggia ora quello di Mario Draghi, è subito partito alla ricerca di consensi, fiutando il fastidio dell’opinione pubblica per la scarcerazione di un personaggio inviso come Brusca. Una mossa la quale, però, non sembra tenere conto del fatto che ad ispirare la legislazione che prevede sconti di pena a chi collabora, fu proprio Giovanni Falcone, il quale la riteneva fondamentale per poter contrastare la criminalità organizzata.
Inoltre, la legislazione sui pentiti non riguarda solo i mafiosi. Tanto che fu utilizzata per la prima volta nel pieno della lotta al terrorismo, in modo da spingere ad una collaborazione tesa a stroncare il fenomeno. Della legge, ideata da Francesco Cossiga nel febbraio del 1980, usufruirono tra gli altri Antonio Savasta e Patrizio Peci. Senza che all’epoca si levassero voci contrarie, forse perché la politica italiana non aveva ancora perso la sua serietà.

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